| Erba - CENNI STORICI |
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L'origine
di Erba si perde nella notte dei tempi: oltre alle testimonianze rinvenute
nella famosa grotta detta "Buco del Piombo", altri ritrovamenti attestano
che il luogo venne abitato nelle epoche precedenti a quella romana: vi
si sarebbero alternati gli Orobi, i Liguri e i Celti. Erba, ai tempi dei
romani, era denominata "Herba", mentre Incino, originariamente, "Liciniforum".
Nel medioevo due importanti castelli dominavano il territorio: uno posto
in posizione elevata (Erba alta), di cui rimangono alcuni ruderi, e l'altro
nell'odierna Villincino dove si trova ancora oggi la pusterla con una
torre. Nel corso dei secoli fatti ed avvenimenti di ogni genere coinvolsero
gli abitanti di Erba, e particolarmente il XII e il XIII secolo furono
periodi di guerre e devastazioni. Rimane famosa la battaglia di Tassera
del 1160 contro il Barbarossa, e le terribili e ripetute distruzioni di
Incino, prima per opera dei Visconti nel 1728 e poi dai Torriani nel 1285.
Nel 1400 Erba era abitata da famiglie ricche e laboriose al punto che
gli stessi abitanti venivano indicati come "zentiluomini e nobili de Herba".
Furono inoltre edificati numerosi conventi come l'Abbadia di S. Antonio
a San Maurizio e Santa Maria degli Angioli vicino a Crevenna, dove venivano
anche tinti col mallo delle noci i panni e le tuniche di tutti i frati
della Lombardia. Per quanto riguarda l'aspetto religioso, la chiesa di
Sant'Eufemia rimase per secoli il punto di riferimento principale di tutta
l'omonima Pieve. Sulla fine del 1500 San Carlo ordinò il trasferimento
della Prepositura da S. Eufemia (Incino) a S. Maria Nascente (Villincino),
poiché l'antica chiesa era ritenuta insicura ed inadeguata alle nuove
esigenze pastorali.Il periodo delle infeudazioni e della dominazione spagnola
sono una triste parentesi per la storia di Erba, che si ritemprò e rifiorì
nel 1700. Con Maria Teresa iniziò un periodo di benessere e di sviluppo
per tutta la plaga erbese, sorsero filande e numerose ville signorili
che ospitarono insigni personaggi della cultura: Monti, Parini, Foscolo.
Ma è il 1800 che determinò per Erba il periodo d'oro di notorietà culturale
e turistica. La popolazione industriosa ha saputo ben utilizzare le risorse
presenti su un territorio che, con l'arrivo delle Ferrovie Nord nel 1879,
si è decisamente imposto come centro attivo, ricco di storia e di cultura.
L'attuale comune di Erba (sede di numerosi istituti scolastici e religiosi,
di centinaia di piccole e medie imprese, popolato da oltre 16000 abitanti,
terza città della provincia di Como) è formato dall'unione dei soppressi
antichi comuni di Erba Incino, Buccinigo, Cassina Mariaga, Crevenna, Arcellasco
e Parravicino. Le varie adesioni si svolsero in tappe successive: primo
passo il 21 agosto 1906 con la storica unione di Erba con Incino; nel
1923 l'adesione di Crevenna, Buccinigo e Cassina Mariaga ed infine nel
1928 l'aggiunta di Arcellasco e Parravicino che completò la formazione
del nuovo comune. Il 15 maggio del 1970 il presidente della repubblica
decreta al Comune di Erba il titolo di Città, confermandone così le importanti
caratteristiche socio - economiche che pongono l'abitato di Erba tra i
luoghi più rappresentativi ed operosi dell'Alta Brianza.
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| ATTRAZIONI TURISTICHE |
Molto
interessante dal punto di vista storico ed architettonico è l'antico centro
romano e medioevale di Villincino, nel cuore della città. L'agglomerato
è percorso da una stretta e tortuosa contrada che inizia da una porta
sovrastata da un'elegante bifora e si conclude sotto una torre pusterla
recentemente restaurata. Simbolo di Erba è la torre di Incino, costruita
intorno al 1000, tipico esempio di torrione romanico, con monofore, bifore
e trifore. Sorge dove, in epoca romana, vi era il foro. Lo documentano
alcune lapidi trovate all'inizio del secolo e conservate nel civico museo
archeologico, dove si trovano numerosissimi altri reperti storici della
zona di erba riguardanti l'epoca delle palafitte, degli Etruschi, dei
romani, dei Longobardi e dell'età medioevale. Nel cortile del museo si
trovano anche due massi - avello. Il museo è situato nella Villa S. Giuseppe,
situata in frazione Crevenna, dove si trova anche la Biblioteca Comunale.
Altri monumenti importanti di Erba sono l'oratorio di S. Bernardino, con
affreschi del '400; la chiesa di S. Eufemia con una croce lignea del '400,
un'acquasantiera ed altre opere dell'arte romanica e carolingia. Nei mesi
di luglio e agosto del 1994, nella piazza antistante la chiesa, è stata
condotta una campagna di scavi archeologici che ha permesso di recuperare
l'antico impianto del battistero alto - medioevale dedicato a San Giovanni
Battista. Va ricordato anche l'antico oratorio di S. Pietro a Buccinigo
dove, a seguito di restauri, sono venuti alla luce una crocefissione del
1513 firmata J. Andrea De Magistris e le figure di S. Nicola da Tolentino,
sempre del 1513, oltre a quella notevole di un vescovo della metà del
'300. Sui colli, prime propaggini delle montagne, dai quali si gode lo
stupendo panorama dei laghi brianzoli e della chiostra dei monti costituiti
dalle due Grigne, dai Corni di Canzo, dal Cornizzolo e dal Resegone, sono
collocati i parchi di ville antiche ed interessanti dal punto di vista
storico ed architettonico. La più nota è Villa Amalia, di proprietà dell'Amministrazione
Provinciale di Como. Sorge sull'area di un antico convento e fu costruita
verso la fine del '700 dal conte Marliani ed inaugurata nel 1801. Ospitò
personaggi famosi come Foscolo, Parini e Monti. Il progetto è di Leopoldo
Pollak. Nella vicina chiesa quattrocentesca di Santa Maria degli Angeli,
notevoli affreschi di ispirazione luinesca ad opera di frate Gerolamo
Cutica di Premana e di Roscio di Villalbese. Altre interessanti ville
si trovano nelle frazioni di Parravicino, Buccinigo e Arcellasco. In centro
a Erba è situata la Villa Majnoni, ora sede del Municipio, circondata
dal grande parco pubblico che confina con l'altro parco comunale del Licinium,
un colle sul quale si trovano l'omonimo teatro all'aperto nonché il Monumento
ai Caduti. Una località molto bella per il suo panorama e per la possibilità
di passeggiare sui monti circostanti è l'Alpe del Vicerè, situata a 900
metri di quota. Vi si accede da Albavilla grazie a una strada ampia e
asfaltata, e da qui si possono raggiungere a piedi la Capanna Mara, la
Capanna Bolettone, la Capanna Patrizi, la San Pietro, il Monte Palanzone
e proseguire fino alla Capanna Stoppani ed al Pian del Tivano. Dall'Alpe
del Vicerè si può raggiungere anche il Buco del Piombo, famoso antro naturale
ora adattato a museo, dove sono stati rinvenuti attrezzi risalenti all'età
del ferro, situato nella stretta e suggestiva Valle di Caino. |
| IMMAGINI | |||
| Cronaca di uno scempio annunciato |
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ERBA
- RIMOSSO IL CIPPO DI PIAZZA PADANIA
Segno indistruttibile e duraturo del dominio lumbard sulla città o simbolo effimero di una stagione da lasciarsi alle spalle per la nuova giunta di centrosinistra? Neanche tre anni dopo la sua posa è già scomparso il cippo in granito di Piazza Padania, inaugurato il 24 novembre del 1999 da Umberto Bossi, rimosso ieri per ordine della giunta municipale. Alle quattro del pomeriggio due operai della ditta che ha in appalto per il comune la manutenzione delle strade, con una piccola gru hanno sradicato il pesante masso di forma conica, alto poco più di un metro, largo alla base circa sessanta centimetri, sul quale era inciso il Sole delle Alpi con la scritta "Piazza Padania", lo hanno caricato su un furgone e lo hanno portato in un magazzino. L'operazione, sotto gli occhi di pochi curiosi, è durata in tutto meno di mezz'ora. |
LA
SINISTRA RIMUOVE IL SIMBOLO PADANO La Giunta ha fatto sparire il cippo di Piazza Padania inaugurato da Bossi Nelle intenzioni di Bossi doveva essere il segno indistruttibile e duraturo del dominio lumbard sulla città, eppure neanche tre anni dopo la sua posa è già scomparso: il cippo in granito di Piazza Padania, inaugurato il 24 novembre del 1999 dal politico che sarebbe diventato ministro della Repubblica Italiana, Umberto Bossi, a sorpresa è stato rimosso ieri per ordine della giunta municipale. Alle quattro del pomeriggio due operai della ditta che ha in appalto per il Comune la manutenzione delle strade, con una piccola gru hanno sradicato il pesante masso di forma conica, alto poco più di un metro, largo alla base circa sessanta centimetri, sul quale era inciso il Sole delle Alpi con la scritta "Piazza Padania", lo hanno caricato su un furgone e lo hanno portato in un magazzino. L'operazione, avvenuta sotto gli occhi di pochi curiosi, è durata in tutto meno di mezz'ora. Simbolo effimero di una stagione da lasciarsi alle spalle per la nuova giunta di centrosinistra? Il vicesindaco Carlo Calvi, in questi giorni rimasto solo a presidiare Palazzo Majnoni, fornisce una risposta diplomatica: «Quel cippo era oggetto di continui atti vandalici, e allora abbiamo preferito farlo rimuovere. Tanto più che non risulta dagli atti ufficiali nulla riguardo alla sua installazione: non è chiaro per esempio a chi appartenga. Per ora lo mettiamo in un deposito». L'operazione non è stata annunciata: per qualche motivo particolare? «Non volevamo destare clamore su una vicenda che ha già fatto tanto discutere» risponde Calvi, che esclude che la rimozione della stele preluda ad un cambio di nome della piazza: «Non è una cosa automatica. Ritengo che sia sbagliato mutare nome alle piazze tutte le volte che cambia l'amministrazione comunale. Vanno comunque sentiti i residenti. Personalmente non mi scandalizzo se il nome rimane quello che è adesso, cioè Piazza Padania». L'attuale denominazione venne deliberata dalla giunta leghista nel novembre del '99, in sostituzione di quella precedente, Piazza Roma, ignorando la petizione dei residenti che chiedeva di mantenerla inalterata. Il 24 di quello stesso mese, venne in città Umberto Bossi ad inaugurare il masso padano nel corso di una cerimonia pubblica non priva di momenti di tensione. |
Chi
plaude alla rimozione del simbolo padano parla di imposizione di simboli
di partito IL CIPPO DIVIDE, COME PIAZZA PADANIA Gli erbesi: «È stato giusto toglierlo» - «No, andava lasciato» Erbesi divisi da piazza Padania: come tre anni fa, quando venne deciso di cancellare piazza Roma dalla toponomastica cittadina, in questi giorni i nostri concittadini sono tornati a discutere di simboli di partito e di gesti simbolici. C’è chi si professa leghista, come Maurizio Paredi , in disaccordo con la decisione del Comune di portare via dalla piazza l’ormai famoso cippo: «Non ne capisco la ragione. Si rispettano gli atti compiuti in precedenza. Dicono che fosse oggetto di atti vandalici. Ma allora che dire della stazione che è un graffito unico?» Seminascosto dalle piante che gli sono cresciute intorno, il sasso, quasi dimenticato, è tornato alla memoria dopo che la decisione del Comune di farlo sparire ha sollevato un vespaio, anche a livello nazionale. Ma chi meglio degli erbesi può offrire il polso della situazione? Ai lamenti del leghista fa da contraltare Angelo Betto , che plaude all’iniziativa di palazzo Majnoni: «Ha fatto bene il sindaco a farlo togliere; non ho mai condiviso l’estremismo di chi ha voluto impiantare simboli di partito in luoghi pubblici. Io sarei anche favorevole a far tornare il vecchio nome alla piazza, o a cambiarlo in Europa». Elena Bonacina non si appassiona alla questione: «La vita non cambia per queste cose, anche se devo dire che imporre un simbolo di partito ad una città non è stata una cosa bella. In questo senso il Comune ha fatto bene a rimuoverlo». «Era quasi inutile toglierlo», pensa Achille Mizzi . «Nessuno se ne ricordava. Per me poteva anche rimanere, in quanto simbolo della intelligenza politica della Lega Nord». «Tutto ciò mi riporta indietro al tempo dell’asilo», sostiene Giulio Borgianni . «È una diatriba infantile, con tutti i problemi che ci sono. Certo però che i residenti non sono mai stati d’accordo col cambio del nome». |
«MA
I VERI PROBLEMI SONO ALTRI» «Per quel che mi riguarda, hanno fatto bene a togliere il cippo padano, anche se sono altri i problemi della città»: non è propriamente una dichiarazione a sostegno dell’amministrazione Ghioni, ma poco ci manca. A pronunciarla a sorpresa è un’esponente della Casa delle libertà, Veronica Airoldi , consigliere comunale di Alleanza nazionale. «Sono sempre stata contraria a quel cippo, così come alla variazione del nome di piazza Roma. Ora è bene che non si cambi di nuovo, per non creare altri fastidi ai residenti. Era stato fatto tra mille polemiche e con la contrarietà della maggior parte degli erbesi: c’era da aspettarsi che anche adesso la questione sollevasse un polverone, anche se del tutto inutile. E l’ex sindaco Filippo Pozzoli ha perso un’altra occasione per starsene zitto». Nelle file della maggioranza esprime sostegno al sindaco anche lo Sdi, per bocca del consigliere comunale Giorgio Meroni : «Senza senso l’attacco dei leghisti, e senza senso la posizione a favore della Lega espressa da Giovanni Carpani di Forza Italia, tre anni fa era contraria a piazza Padania». |
UN
DOCUMENTO DEI GIOVANI Difesa del cippo: leghisti in piazza Giovani leghisti in marcia per difendere i loro simboli: lo fa sapere il coordinatore del Movimento Giovani Padani “Giuin da Erba” Eugenio Zoffili: «Siamo pronti e ci stiamo preparando a scendere in massa nelle strade della nostra città, magari al fianco di chi, con le sue dichiarazioni, ha tanto infiammato e scandalizzato il dibattito politico sulla questione, per difendere la piazza tanto odiata, ma tanto amata da chi crede ancora nella Libertà, da ulteriori attacchi e violenze da parte dell’attuale amministrazione comunale». È il testo di un comunicato diffuso ieri da Zoffili sulla vicenda della rimozione del cippo: «Non sono stupito del provvedimento antidemocratico adottato dall’amministrazione erbese. Più che del cippo, guardando piazza Padania con gli occhi di un buon amministratore mi sarei preoccupato di ripulirla dalle numerose scritte, opere dei “writers” così tanto difesi dalle amministrazioni di sinistra, che rendono invivibile la facciata della stazione, delle abitazioni e dell’arredo urbano. Chiederemo anche noi al Prefetto, come il senatore Monti, che vengano rimossi dalla città tutti i monumenti che ricordano le passate amministrazioni». Altre reazioni leghiste giungono dall’onorevole Cesare Rizzi , in polemica con l’esponente di An Veronica Airoldi che si era sostanzialmente detta d’accordo sulla rimozione: «E’ sorprendente una dichiarazione di questo tenore da un esponente della Casa delle libertà». |
LA
NOSTRA REAZIONE
In merito alla triste vicenda della rimozione del cippo di Piazza Padania ad Erba, il Coordinatore del Movimento Giovani Padani "Giüin da Erba" Eugenio Zòffili ha tenuto a sottolineare oltre al disgusto e all'amarezza di chi si sente derubato di una parte della propria storia anche la volontà di non restare passivamente a guardare: «Non sono per niente stupito del provvedimento antidemocratico adottato dall' Amministrazione erbese. C'era da aspettarselo. Più che del cippo, guardando Piazza Padania con gli occhi di un buon amministratore e non con gli occhi di un politico, mi sarei piuttosto preoccupato di ripulirla dalle numerose scritte, opere dei "writers" così tanto difesi dalle amministrazioni di sinistra, che rendono visibilmente invivibile la facciata della stazione, delle abitazioni e dell' arredo urbano presente. Concordando pienamente con quanto espresso dal Commissario Provinciale Sen. Cesarino Monti - prosegue il Coordinatore Eugenio Zòffili - chiederemo anche noi al Prefetto della Provincia di Como che vengano rimossi dalla Città di Erba tutti i monumenti che ricordano le passate amministrazioni. Ringraziando tutti coloro che ci hanno fatto pervenire da ogni parte della Padania manifestazioni di solidarietà e fratellanza, i Giovani Padani, anima coraggiosa e attiva del Movimento Politico di cui fanno parte, si dichiarano pronti a scendere in massa nelle strade della nostra città, magari al fianco di chi con le sue dichiarazioni ha infiammato il dibattito politico sulla questione, per difendere la Piazza, tanto odiata dalla sinistra ma tanto amata da chi crede ancora nella Libertà, da ulteriori attacchi e violenze da parte dell' attuale amministrazione comunale».
Movimento Giovani Padani "Giüin da Erba" PADANIA LIBERA, INDIPENDENTE E SOVRANA !!! |
Erba,
25/09/2002 - COMUNICATO STAMPA:
Ecco perché commemoriamo quel cippo Domenica mattina l’Automobile Club Padania e i Motociclisti Padani hanno posato un mazzo di fiori al posto del cippo, in Piazza Padania. Cogliamo l’occasione per sottolineare come la decisione di rimuovere un simbolo che non appartiene a nessun movimento politico, ma identifica quella Terra e quel Popolo di cui anche Erba e gli Erbesi fanno parte, lasci pericolosamente emergere lo spregio per la democrazia tipico di ogni regime: che qualcuno abbia forse voglia di realizzare da noi quell’utopia fallimentare altrove chiamata “comunismo”? Le ridicole giustificazioni addotte per la rimozione del cippo sono un chiaro esempio di come, dopo aver compiuto l’efferato gesto, anche coloro che l’hanno ordinato si sono accorti di averla combinata grossa: ripetiamo per l’ennesima volta che avanti di questo passo ci si dovrà aspettare la rimozione di tutti i simboli che fanno in qualche modo riferimento alle passate amministrazioni, alla storia, alle tradizioni Erbesi. Attendiamo l’inizio dei lavori di demolizione del Teatro Licinium, della torre di S. Eufemia e dei portici di Piazza Mercato. A quando l’inaugurazione della prima moschea (con annesso centro studi islamico) e del primo centro sociale? Se il buon giorno si vede dal mattino siamo proprio messi male… Certo da chi predica il “no” alla globalizzazione e poi fa di tutto per favorire la realizzazione di una cultura unica mondiale non c’è da aspettarsi nulla di meglio, ma avremmo preteso solo un po’ più di rispetto verso un simbolo tanto carico di significati. Evidentemente c’eravamo illusi che lo “sdoganamento” fosse reale; invece abbiamo dovuto constatare direttamente che si è trattato solo di un’operazione di facciata: comunisti sono e comunisti restano! A noi i regimi non piacciono; il Popolo Padano ne ha già scacciato uno e scaccerà anche questo. Chiediamo perciò a tutti i giovani che hanno a cuore la nostra Patria, le nostre tradizioni e la nostra gente di unirsi a noi in battaglia, contribuendo di persona alla riconquista della perduta LIBERTA’. Movimento Giovani Padani “Giüin da Erba” |